国立広島・長崎原爆死没者追悼平和祈念館 平和情報ネットワーク GLOBAL NETWORK JapaneaseEnglish
 
Select a language / italiano(Italian・イタリア語) / Video testimonial (Testimonianze dei sopravvissuti)
KODAKA Miyoko (KODAKA Miyoko)
Sesso Donna  Età nell'anno del bombardamento 20 
Data di registrazione 2015.9.29  Età nell'anno della registrazione 91 
Luogo in cui ci si trovava il giorno del bombardamento Hiroshima(Distanza dall'ipocentro:1.9km) 
Hall site Memoriale nazionale della pace di Hiroshima per le vittime della bomba atomica 
Doppiaggio/ Sottotitoli Sottotitoli 
Kodaka Miyoko, 20 anni all’epoca Colpita a Enkōbashi-chō, a circa 1,9 km dall’epicentro.Mentre stava lavando il riso, venne accecata da un lampo e di colpo si ritrovò su al secondo piano.I corpi dei sopravvissuti, indistinguibili, non sembravano di questo mondo, facevano pensare a figure infernali.Dopo aver sofferto dei postumi delle radiazioni, fu una delle prime persone a muovere un’azione legale collettiva per il riconoscimento delle malattie dovute alla bomba atomica, poi ottenuto.

【La vita a Hiroshima】
Mio marito lavorava a Hiroshima, ma ad aprile venne trasferito altrove.Se gli chiedevo: “Dove vai?” lui mi rispondeva: “Non lo so neanche io”, era tutto un mistero."Boh, ma visto che me lo hanno chiesto andrò; dovrai cavartela da sola.”Anch’io ero preoccupata, al tempo Kure veniva spesso bombardata e poiché odiavo rimanere sola,chiusi a chiave e uscii lasciando lì le mie cose e senza neanche parlare con la vicina che aveva una ferramenta, andai a Yamaguchi.

Lì si trovavano i miei zii materni. Rimasi circa una decina di giorni.Poiché il proprietario di casa si lamentò: “Quando vado non c’è mai nessuno”, “Bisogna fare qualcosa, ci sono anche dei bagagli abbandonati.”La signora della ferramenta lo rassicurò: “Bene, allora li portiamo a casa nostra” e così li portò da lei.Quando domandai: “Quindi, dove lo porto questo pesce…”, mi rispose: “Non hai un posto dove tornare”Mi disse: “Sali al primo piano”, e una volta salita vidi con sorpresa che lì c’erano tutti i miei bagagli. Era il primo agosto.

Nella ferramenta “Segawa” c’erano una signora anziana, il cugino di mio padre, ossia mio zio, e sua moglie Hanako.Tra i figli di Hanako c’erano Toshie, un anno più piccola di me,Akko, ragazza diplomata che frequentava una scuola specialistica,e infine Toshinobu, bambino di 4 anni; 6 persone in totale. Lì rimasi per sei giorni.

【6 August】
In passato la cucina era separata dalle altre zone della casa, era una lunga stanza col pavimento in terra battuta e bisognava indossare i sandali.La nonna era seduta sul tatami nel soggiorno a mangiare. Io, rivolta dall’altra parte, lavavo il riso con l’acqua corrente.La nonna disse: “Miyako, tu sei proprio fortunata sai, non hai nessuna preoccupazione” e al risponderle: “Quale preoccupazione?”,disse: “Adesso, sai, il riso va comprato in segreto. È arrivato a 20 yen, è costoso. Sono convinta che tu non ci hai pensato”;"Non ci ho pensato minimamente” replicai.

Mentre lo dicevo, alle 8:15, ci fu una luce accecante, terribile, diversa da quella di un fulmine, ma talmente accecante da non permettermi di tenere gli occhi aperti.Nell’istante in cui realizzai cosa stava accadendo, la nonna gridò “Toshinobu!” e corse via. Almeno questo lo ricordo ancora con chiarezza.Di colpo mi ripresi, e guardandomi attorno mi chiesi dove fossero tutti. All’epoca, i negozi avevano facciate strette e tutti gli edifici erano a tre piani proprio come i grandi magazzini, anche la casa accanto aveva un giardino sul tetto.A causa della bomba, la casa accanto era sul punto di crollare, ma manteneva ancora l’altezza di circa due piani.“Oh! Sono qui” pensai, e osservando casa mia notai che, essendo di legno, si era completamente schiacciata.Mentre il negozio di orologi accanto crollava fragorosamente, scesi e uscii fuori.

Per prima cosa, dovevo salvare le tre persone rimaste sotto le macerie, e gridai: “Toshinobu!” al più piccolo, il bambino di quattro anni.Visto che i bambini sono capaci di venir fuori anche dagli spazi più stretti, uscì subito.“Ah! Meno male, Toshinobu, non muoverti da qui, va bene? Ora devo salvare la nonna e tua sorella, quindi stai fermo, capito?”Gridai: “Toshie! Toshie!”. Toshie, aveva 19 anni e la bomba cadde mentre era a letto, malata di tubercolosi.Le dissi: “Toshie, infilo la mano in questa specie di buco, se la vedi o se sei vicina, afferrala,forse ti ferirai, ma almeno sarai viva. Io ti tiro su, quindi fai forza anche tu con me!"e quando Toshie rispose: “Sì, ti ringrazio” le afferrai la mano di scatto. Una forza inaspettata mi pervase e con un: “Oh-Issa!”, la tirai su.Toshie non aveva grandi ferite, e anche a lei dissi: “Aspetta, ok? Ora tocca alla nonna”, e questa volta urlai: “Nonna!” e lei rispose: “Miyoko, aiuto, aiuto!”Pur gridando: “Dove sei?” non riuscivo a trovarla, e quando finalmente ci riuscii, era a terra, schiacciata da una grande trave di legno.Ero scioccata e realizzai che la nonna era in grande pericolo Mi resi conto che muovendo quella trave, ciò che stava sopra sarebbe crollato, uccidendo sia me che le altre persone,e dissi: “Nonna, aspetta un attimo, so che è doloroso, ma aspetta, OK?”.Dato che la nonna aveva il negozio di ferramenta lì da quasi cento anni, la conoscevano tutti.Visto che la casa era stata colpita, decisi di chiedere aiuto ai vicini."Aiutatemi per favore, la signora Segawa è rimasta intrappolata sotto le macerie", urlai sperando di salvarla, e corsi fuori.

【Uno scenario raccapricciante immediatamente dopo il bombardamento】
Fuori, vidi che volto e braccia delle persone erano stati bruciati dalla bomba atomica e la loro pelle pendeva.La pelle penzolante aderiva ad altre zone del corpo, tutti tenevano le braccia stese in avanti, non riuscivo nemmeno a guardarli.Non c'era più distinzione tra uomini e donne di tutte le età. Centinaia di migliaia di persone si muovevano nella stessa direzione, verso di me.Stando dalla parte opposta rispetto alla stazione di Hiroshima pensai: "Cos'è questo? È un inferno. Cosa mai è successo?".Dimenticai la nonna e li guardai uno ad uno. Ammutoliti dal dolore, camminavano con le braccia in avanti come fantasmi.Era terrificante.

Quando mi ricordai della nonna, vidi dei soldati che sembravano stare relativamente bene e li chiamai.Dato che avevo anch'io vent'anni ed ero ancora carina, pensavo mi avrebbero aiutata.Quando chiesi: "Scusate soldati, la nonna è rimasta intrappolata, aiutatemi",mi risposero: "Stupida! 230.000 persone in questo momento sono sotto le macerie. Non ci sei solo tu.""Giusto, non posso contare sugli altri.", pensai. Anche se avessi detto che stava morendo, non ci avrebbero aiutate.Non potendo fare affidamento su nessuno dovevo in qualche modo salvarla da sola, così tornai indietro, ma non capivo cosa fare. Non sapevo in che modo avrei rimosso quella trave così grande.Guardandomi intorno, vidi molti frammenti di vetro sparsi e pezzi di legno della casa caduti, era una scena terribile; anche l'interno delle case era distrutto.Al tempo i giocattoli dei bambini non erano fatti di latta o di lamiera, ma erano tutti fatti di legno.Fu una fortuna, perché un grande autobus giocattolo di legno si era incastrato sotto una grossa trave portante del tetto."Ecco! Sotto le travi? C'è terra no?". Fu allora che mi resi conto che se avessi scavato la terra sicuramente l'avrei estratta.

"Ti salverò, resisti". Tra tutti quei vetri caduti mi feci strada per andare ad aiutarla.Credo che mi tagliai dappertutto con il vetro, ma stranamente in quel momento non sentii dolore.Mi sdraiai per terra e cominciai a scavare accanto al corpo della nonna con le mani.Però le mie mani erano piccole, e mentre scavavo pensavo che se fossero state un po' più grandi sarebbe stato meglio.Continuai a scavare, ma avendo bisogno di aiuto, uscii nuovamente.Proprio in quel momento, una persona con il viso completamente bruciato si avvicinò.Mi chiesi chi fosse. Era la signora Hanako con cui ero stata insieme fino alle sei del mattino. "Signora?" chiesi, "Esatto.", mi rispose.Poverina, era completamente ustionata. "Signora, cosa le è successo? Resista!"."Ero preoccupata per i bambini e per la nonna, così sono venuta" mi rispose. Allora le dissi: "Li aiuterò io...".Anche se al posto di primo soccorso c'era solo il mercurocromo,quando le dissi: "Signora, vada lì, l'aiuterò senz'altro", lei rispose: "Ti ringrazio", e si diresse lì.

Dopodiché mentre scavavo, il suo corpo si mosse. La tirai fuori e dissi: "Forza!", e si alzò improvvisamente.Una persona di quell'età ad oggi non avrebbe retto lo shock. Ma volendo vivere a tutti i costi, si alzò di scattoe disse,: "Miyoko, scappiamo! I Grumman tornano a bombardare!"

Ripeteva: "Scappiamo!", ma mi ricordai dei bagagli di mio marito.Aveva lasciato spada, borraccia, borsa e binocolo. Avrei dovuto portarli con me.Pensavo che se mio marito me li avesse chiesti e io avessi detto di non averli, sarebbe stato vergognoso come moglie di un militare.Su certe cose ero stata educata bene, e dissi: "Devo tornare a casa a prendere qualcosa".Lei rispose: "No! Ti colpiranno, le fiamme ti raggiungeranno", e io le dissi: "Non succederà, tornerò".Essendo incinta di cinque mesi, avevo preparato uno zaino con pannolini e kimono, ma l'esplosione l'aveva sbalzato in un angolo della stanza.Tentai di prendere quello zaino e altre cose.All'epoca, nessuno scappava con una borraccia.Essendo la moglie di un militare avevo una borraccia vuota,la riempii da un tubo rotto e la rimisi in spalla.

Una ragazza col viso bruciato, forse una studentessa, mi si avvicinò e disse: "Mi dia dell'acqua per favore".Non era un problema per me darle dell'acqua, ma pensavo ai suoi genitori che l'aspettavano,e poiché a quel tempo ogni famiglia si era data un punto di ritrovo, i suoi genitori l'avrebbero aspettata e volevo riportarla da loro.Perciò le dissi: "Se bevi ora, starai peggio...""...Vai da tuo padre e tua madre. Per questo non ti do l'acqua". Lei mi guardò con uno sguardo triste.Mi dispiaceva, pensai più volte di darle l'acqua ma sapevo sarebbe morta. Non potevo farlo.

【Pioggia nera】
Cominciò a cadere una pioggia nera. Ancora oggi lo ritengo inspiegabile.Dietro alla stazione di Hiroshima c’era la grande piazza d’armi est, per le esercitazioni dei soldati.Più in là, nel villaggio di Nakayama, un viottolo così stretto che ci passava a stento una carriola. Giunta lì, iniziò a piovere.Vidi che dietro di me c’era una capanna ed entrai pensando di essere stata fortunata ad averla trovata.Guardando fuori pensai: “Che sporcizia, piove sporcizia”.Stesi il braccio e toccai quella pioggia, era scura e sporca. La annusai.Pensai che avesse un leggero odore di catrame.Conoscevo l’odore del catrame perché mio padre lavorava nell’edilizia.

Dopo 30 minuti, o forse 1 ora - non avevo nemmeno l’orologio - smise. Pensai che la nonna si sarebbe preoccupata se non fossi arrivata presto. Poiché le toilette dell’epoca erano a pozzo nero, venivano a svuotarle i contadini e la nonna diceva loro: “Se ci sarà ancora bisogno ve lo dirò eh”. Quando arrivai alla casa dei contadini, loro già dormivano. Una ventina di persone, tutte sdraiate in un luogo angusto. Alcune di queste in fin di vita.

【Al punto di primo soccorso】
Quando arrivai la nonna gioì: "Ah che sollievo, meno male che sei riuscita ad arrivare sana e salva!". Vicino alla porta della cucina 2 o 3 energiche signore erano tutte affaccendate. “Scusate, ma state facendo qualcosa?” Una di loro rispose: “Prepariamo gli onigiri per tutti!” Dopo che la bomba atomica era caduta alle 8:15, nessuno aveva mangiato. Allora dissi: “Voglio aiutare anche io”. “Vuoi aiutarci, ma sei appena stata dove è caduta la bomba, no?” “Sì, stavo lì, però…” Ma lei replicò: “Basta, sdraiati e riposati un po’”. Al che io obiettai: “No, non ho nulla. Poi sono ancora giovane… Vi aiuto”. Gli abiti estivi erano diventati appiccicosi per il sudore. “Scusate, magari potrebbe sembrarvi inopportuno, ma vorrei togliermi la veste.” Giacché sotto indossavo solo una sottoveste, dissi: “Anche se mi vergogno e mi sento a disagio, vorrei togliermela comunque”. Risposero tutti, anche le persone in fin di vita, “Prego, fai pure, tanto non ci badiamo”. Allora me la tolsi senza pensarci troppo. Le persone coricate dissero: “Signora, la schiena!” “Cos’ha la mia schiena?” “È tutta rossa da cima a fondo per il sangue!” Non potendomela vedere da sola, dissi: “Davvero? Però, non mi fa male né mi prude. Quindi non fa nulla”. “Sicura? Non serve una medicazione?”. Ma il sangue era già secco. Dato che era il 6 agosto, si era seccato completamente, e dissi loro: “Sto bene” e mi diedi da fare.

I feriti gravi stavano riposando, ma io, avendo ancora tempo a sufficienza, andai a vedere la situazione al punto di primo soccorso, dove si occupavano delle medicazioni e stendevano i feriti gravi. Era l’aula magna di una scuola. Erano coricati su delle stuoie di paglia distese per tutto il pavimentosenza distinzione tra maschi e femmine, bambini e adulti.I loro volti erano completamente ustionati, avevano tutti lo stesso viso. Mentre osservavo, un uomo con uno zaino in spalla mi fece cenno di avvicinarmi.“Che succede?” gli chiesi. “Dove sono appena stato c’è mia figlia.” rispose lui. Sembra che avesse trovato finalmente lì la figlia, invece la moglie era morta sul colpo.L’aveva cercata senza sosta ed era riuscito a trovarla lì. Le aveva detto: ”Sono papà”, ma lei subito: “E la mamma?”Continuava a chiamare: “Mamma, mamma”, nonostante stesse morendo.“Mi dispiace chiedere di fingerti mia moglie, ma potresti chiamarla con il suo nome? Tanto non ci vede più, crederà che tu sia sua madre.”Allora avevo vent’anni, risposi: “Non posso fare una cosa del genere”. Però lui insistette. Mi faceva pena, quindi mi decisi ad andare, e quando la chiamai per nome, lei disse: “Non sei mia madre”.È ovvio che si riconosca la voce della propria madre. Esalò il suo ultimo respiro subito dopo.

【Verso la casa di un conoscente di mio marito】
Non sapevo se fosse mio marito ad avermi contattata, ma un conoscente mi invitò dicendo:“Immagino debba essere imbarazzante farsi aiutare da qualcuno che non si conosce, perciò vieni a casa mia.” Passai quindi di nuovo per la piazza d’armi est. Quella volta era stata in gran parte ripulita dai cadaveri.Circa 100 corpi erano stati impilati e dati alle fiamme. Ovunque c’erano solo cadaveri bruciati. Arrivai poi alla stazione di Hiroshima. Vidi cadaveri accatastati qua e là su una strada stretta.All’inizio tremai di paura, ma passati cinque o dieci minuti potei osservarli impassibile.“Oh, questo vecchio signore è morto senza neanche una ferita”, “Ah, sotto quella signora c'è un neonato, è morto anche lui.”Mentre guardavo tutto questo pensai: “Ah, quindi è questo il tipo di animale che noi esseri umani siamo”.Al primo cadavere avevo tremato di paura, ma dopo averne visti a centinaia, riuscivo a guardarli senza problemi."Ecco perché facciamo la guerra.", pensai. Altrimenti non uccideremmo persone che non conosciamo né abbiamo mai incontrato.Non ucciderei nemmeno uno scarafaggio, figuriamoci una persona. Qualcuno senza nessuna colpa.“Ah, ecco, è per questo che facciamo la guerra.” Era una scena orribile.Rimasi in quella casa di campagna per circa due giorni; l’8 agosto venne a prendermi e arrivai a casa di quella persona il 9.

【Il ricongiungimento con la madre】
Venne il capo del quartiere, e poiché la guerra era ormai finita, ci disse:Ci disse: “Quando sbarcheranno gli americani, donne e bambini saranno in pericolo. Chi ha dove andare, scappi.” Ero al settimo mese di gravidanza e avevo già un bel pancione. Quindi ringraziai quella famiglia e me ne andai. Il treno arrivava già fino alla provincia di Yamaguchi, perciò scesi a Yanai e presi un autobus. Arrivati a Tanatōge, l'autobus si fermò, ci venne detto "Per favore, spingetelo tutti”. Con il mio pancione e i bagagli, non mi era possibile, non potevo nemmeno camminare sulla strada di montagna, quindi potevo solo restare lì. Allora chiesi: “Scusate il disturbo ma tra le persone che stanno tornando, non c'è qualcuno che conosca la famiglia Sekiya di Sagamura?” Una signora rispose: “Ah, se parla della famiglia Sekiya li conosco bene”. “Mi scusi, potrebbe comunicare loro che avrei bisogno di qualche uomo che porti una carriola e mi venga a prendere?” Mentre aspettavo vennero due giovani con una carriola ciascuno. Poiché i miei genitori mi credevano già morta, mia madre mi abbracciò esclamando: "Miyoko!" Mi disse: "Grazie a Dio, sei ancora viva!" “Dato che il tuo corpo è pieno di veleno, entra subito nella vasca e te lo lavo via”. Non capii come me lo avrebbe lavato via, ma entrai nella vasca. Le case dei miei genitori, seppur vecchie, erano rimaste intatte come quando partirono per la Corea.

Partorii nella casa di mia madre senza medico; cercarono un’ostetrica e il bambino nacque. Poi arrivò anche mio marito e finalmente riuscimmo ad andare a vivere a Tōkyō. Non avendo nessun problema di salute, non credevo che mi sarei ammalata a causa della bomba atomica, perciò non ci stavo proprio pensando.

【Le conseguenze del bombardamento】
Prima di arrivare a Kyōto non avevo sintomi. Lì mio marito lavorava con molto impegno, con un fornello acceso, dipingendo sui kimono. Io li asciugavo accanto a lui. In quel momento mi sentii male e mi venne da vomitare. Era un peccato vomitare sul tessuto bianco che era costato tanto. Quando chiesi a mio marito: “Scusami, mi sto sentendo poco bene, posso stendermi un attimo?” lui mi guardò male. I mariti di una volta erano fatti così, essendo andato in guerra forse pensava che stessi esagerando. Mi lanciava occhiatacce ma stavo per rimettere e non avevo la testa per queste cose. Corsi nella stanza accanto, mi stesi, vomitai in una bacinella e mi addormentai. Rimasi stesa fino alle cinque circa.

Avendo imparato come si andava in bici, lasciai la bici a Higashi Mukō, salii sulla linea Hankyū e andai fino a Shijō-Ōmiya, poi camminai fino a dei negozi di kimono che si trovavano a Nishinotōin e Higashinotōin. Ero io che mi occupavo di tutto, andavo lì e chiedevo di “fare questo così, fare quello cosà”. Mio marito mi chiese di comprare delle bistecche mentre tornavo. A Shijō Ōmiya c'era un'ottima macelleria e lui voleva servirsi solo di quella. Non avevo altra scelta che andarci. Ma proprio appena ordinata la carne, stavo per rigettare di nuovo. Uscii fuori perché mi dispiaceva vomitare nella macelleria. Non potendo rigettare nemmeno fuori, dove passavano le persone, mi trattenni e probabilmente diventai pallidissima. Comprai la carne trattenendo i conati. Faceva così male che non so come arrivai a piedi in stazione. Tornata in treno a Higashi Mukō e mentre pedalavo verso casa, mi si annebbiò la vista e caddi. Andai all'ospedale e dissi: "Scusate sono ferita, fate qualcosa?" Il medico chiese: "Come sei caduta?" "Ho visto tutto nero e sono caduta." “Che strano, non è possibile, ha avuto una grave malattia?” “È insolito. Meglio farle le analisi del sangue”. Ottenuti i risultati il dottore esclamò: "È grave: in queste condizioni morirai! Hai un'anemia molto grave. Ripeto, è grave, vorrei farti subito una trasfusione di sangue". Però mio marito si oppose. "Tu lo sai bene. Col sangue non si scherza. Si usa del sangue che non sappiamo da dove venga né di chi sia. Non te lo permetterò.” Quindi pensai gli andasse bene che io morissi. Dunque non valeva la pena contraddirlo, lo riferii al medico: “Sto bene anche senza trasfusione" e me ne andai.

Il giorno dopo dovetti andare di nuovo ad aiutare mio marito a lavoro. Il dottore voleva che io passassi comunque per un controllo, così andai. “ Bene, bene!” esclamò: “Ho una medicina per te.” Mi disse che era Masuchigen, una medicina che aumentava i globuli rossi. “Prenda questa medicina, le faremo delle iniezioni finché non si stabilizza ad un certo livello, la prego di venire qui tutti i giorni”, e così feci per più di un mese. Piano piano mi sentii meglio, e non svenni più. Però dopo un po' sono ricaduta. Dato che a casa nostra c'erano molti allievi di mio marito, si erano spaventati e si erano precipitati a prepararmi il futon, nel frattempo sentivo che mi stavano parlando: "Signora, per favore, vada a dormire." Questa cosa successe spesso, ma in quei momenti mio marito non ci fu mai. Lui, quando stavo male, era il tipo da dire “Chi? Tu?”, come se fossi una persona che non si ammala mai.

Una volta, crollai a terra mentre ero nella lavanderia. Era un posto così stretto che se avessi battuto sul punto sbagliato sarebbe stato terribile. Feci un gran tonfo. Per una volta mio marito ci fu. Aprì la porta e gridò a gran voce: "Cos'è successo?!" Provai a rispondere, ma senza riuscirci. Mi distese sul futon e mi fece riposare. Venne l'amico di mio marito e chiamò l'ospedale. Arrivato il medico, mi fece un'iniezione e stetti meglio.

【L'azione collettiva per il riconoscimento delle malattie dovute alla bomba atomica.】
Divenni il capo del gruppo dei ricorrenti del Kansai.Io ero la più anziana, eravamo in nove, tutti fisicamente molto fragili.Chinammo tutti la testa davanti al giudice,ma potemmo solo dire: “Abbiamo sofferto molto proprio a causa della bomba atomica, vi chiediamo comprensione.”

Dato il mio carattere, dissi: “Mi state prendendo in giro? Non è stata una cosa così semplice. Anche per voi, no?” Il mio avvocato mi diede un foglio con scritto soltanto: “Mi chiamo Kodaka Miyoko, nel 1945 sono stata esposta alle radiazioni mentre ero al quinto mese di gravidanza." E aggiunse: "Lei è l'ultima, ma basta che legga." Pensai: “Ma cos'è questa cosa?”. Con riluttanza, lo lessi davanti al giudice, come richiesto. Finito di leggere, l‘avvocato provò a spostare la sedia a rotelle, e dissi: “Non mi porti via, per favore.” “Non ho ancora finito. Voglio dire quello che penso, non mi porti via, la prego!” “Mi sono trattenuta pensando di non poter parlare, ma se ci sono persone disposte ad ascoltarmi, allora parlerò. Voglio dire la verità.” “Vostro Onore, so che non abbiamo molto tempo ed è impegnato, ma questo non basta. Non è stato così. Adesso mi permetta di parlare chiaramente. Il fatto che Lei adesso sia giudice significa che ha meno di 60 anni, giusto?" Al suo “Sì” dissi: “Allora, tra noi c‘è la stessa differenza di età che abbiamo io e mio genero. Comunque, Lei non era ancora nato, non ha idea di cosa sia stata la bomba atomica. Chi non l'ha vissuto non può parlare." “Non ho modo di esprimere quanto sia terribile la bomba atomica. Lo è al punto che mi escono le lacrime anche solo a parlarne." Mi scendevano le lacrime al raccontare di quando la studentessa mi ha chiesto l'acqua. “È imperdonabile. Cose simili non devono più accadere, non è nemmeno questione se proteggerci o meno.” “Questa è una cosa che non dobbiamo far accadere in nessuna parte del mondo.”

Il giudice comprese e il mio appello fu accolto. Gli avvocati guardarono verso di me, salutarono e ricambiai il saluto. Avevano preso il treno ad Ōsaka a proprie spese portandosi il pranzo. Ci avevano incoraggiati. Piansi pensando a quanto fossero contenti di farsi valere contro questo Paese.

【Quello che voglio trasmettere.】
Forse a volte è necessario. È insensato, ma a volte mi viene voglia di sparare con un fucile. Ma non muoiono persone importanti per questo. Anche mio fratello maggiore, studente dell'università di Chūō che stava per diventare avvocato, fu arruolato come soldato e morì. La morte dei miei fratelli e sorelle, il sottrarmi gli averi, lo scontro con la bomba atomica, Mi viene scagliata contro ogni sorta di cosa, come a dire: “Non ti basta? Non ti basta? Non ti basta?”

Ai giovani di oggi voglio dire che non devono approvare la guerra o pensare che sia una cosa bella. Sono 70 anni che il Giappone è in un periodo di pace. Perché dovremmo fare la guerra? Vorrei che venisse detto. Altrimenti si ritroveranno arruolati nell'esercito. Anch'io ho 3 pronipoti. Tremo al sol pensiero. Anche oggi scoppiano piccoli conflitti in varie parti del mondo. Perché? Non possono andare d'accordo? Non diciamo: “Questo è il mio Paese, ve ne dovete andare.” Cerchiamo di costruire la pace. Viviamo insieme in armonia.



Traduzione: Sapienza Università di Roma, Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali, Classe del 2024/25 a.a. della Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali
Revisione della traduzione: Sapienza Università di Roma, Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali, Professoressa Matilde Mastrangelo
Network di traduzione: NET-GTAS (Network of Translators for the Globalization of the Testimonies of Atomic Bomb Survivors)
 
 
 

Tutti i diritti riservati. La riproduzione non autorizzata degli articoli di questo sito è severamente proibita.
HOMEに戻る Top of page
Copyright(c) Hiroshima National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims
Copyright(c) Nagasaki National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims
All rights reserved. Unauthorized reproduction of photographs or articles on this website is strictly prohibited.
初めての方へ個人情報保護方針
日本語 英語 ハングル語 中国語 その他の言語